
di Vincenzo Petrone*
(ROMA) (ITALPRESS) – Il Presidente degli Stati Uniti parla malvolentieri in questi giorni con la stampa. E la ragione e’ che non puo’ annunciare vittoria per domani,martedi’ 3 novembre, alle elezioni di mid-term per un terzo dei seggi del Senato e per il totale dei seggi della Camera dei Rappresentanti. Le chances per l’opposizione di conquistare la maggioranza alla Camera superano il 70%. Ma anche le probabilità che i Democratici diventino maggioranza al Senato stanno per superare il 50%. E’ inaudito che un candidato democratico possa vincere persino in Texas, nella roccaforte storica del Partito Repubblicano. Gli ultimi comizi di Trump stanno dando il colpo di grazia ai Repubblicani. Ieri, in Georgia ha sostenuto che l’America sta guadagnando centinaia di miliardi di dollari con il petrolio grazie alla guerra con l’Iran.Altro che aumento del costo del diesel per gli agricoltori!
In Michigan, ha fatto un commento sul lato B di un artista e poi sull’avvenenza di una signora in platea,mentre in Texas e’ scoppiato a ridere mentre invitava gli americani ai quali promette 5000 dollari in caso di vittoria repubblicana nei due rami del Congresso ,ad andare a mangiare con quei soldi un hamburger e un dessert a Mar o’Lago,il suo resort in Florida.Poi si è corretto: meglio di no, ha detto, forse quel bonus non basterebbe e dunque che andassero altrove se vogliono stare attenti ai prezzi. Ma al di là di queste amenità autolesionistiche, il sentimento di sconfitta e di tradimento delle aspettative sembra ormai moneta corrente tra i candidati repubblicani. Al punto che non gradiscono più la presenza di Trump nei loro rally elettorali. I MAGA non volevano conflitti militari all’estero e si ritrovano con un Trump impelagato da 8 mesi nel Golfo Persico senza una strategia di uscita e con la possibilita’ di perdere di fatto una guerra che ha portato alle stelle i prezzi dei carburanti. Dopo quasi 2 anni di governo, l’indice di gradimento per le politiche dell’Amministrazione Trump oscillano tra il 28 e il 38% a seconda dei sondaggisti. Ma queste sono questioni di politica interna americana.
Sul piano dei probabili riflessi internazionali di queste elezioni, le domande che i Governi europei ed asiatici pongono in queste ore ai loro rispettivi Ambasciatori a Washington si riducono essenzialmente 3. Trump accettera’il verdetto delle urne?Quali saranno i lineamenti di politica estera e di sicurezza dopo le mid-term? E’ finita l’era Trump in vista delle elezioni presidenziali del 2028? Per rispondere al primo quesito, ricordiamo che Trump ha registrato una serie di sconfitte nelle innumerevoli impugnazioni tentate nei tribunali federali e presso la Corte Suprema con l’obbiettivo di inficiare la validita’ del voto anticipato per corrispondenza e le liste elettorali in alcuni distretti. I ricorsi sostenevano che in quelle liste figurano migliaia di votanti che non avrebbero diritto al voto perché non sono cittadini americani. Ma chiediamoci cosa potrebbe fare Trump per impedire che la maggioranza democratica si insedi formalmente in Congresso. L’esperienza delle elezioni del 2020 puo’aiutarci.
Il 6 gennaio 2021 il Vice Presidente Mike Pence ,in qualita’ di Presidente ex officio del Senato,doveva presiedere la sessione congiunta del Congresso per il conteggio dei voti del collegio elettorale che avrebbe dichiarato Biden nuovo Presidente. Secondo le deposizioni sotto giuramento dello stesso Pence ed altri ,Trump al suo Vice Presidente chiese in privato e in pubblico, di rifiutarsi di conteggiare i delegati di alcuni Stati per presunti brogli. Ai microfoni, arrivò a dichiarare testualmente: “spero che Mike faccia la cosa giustaà.se lo fa abbiamo vinto le elezioni”. Pence rifiuto’ e dopo poche ore ci fu il violento assalto al Campidoglio. Trump potrebbe tentare stavolta di mettere pressione sullo Speaker della Camera, Mike Johnson affinché rifiuti di certificare la vittoria di alcuni dei candidati democratici e ne impedisca in tal modo l’insediamento.
E’ improbabile che vi riesca in quanto difficilmente troverebbe solidarieta’ e connivenza nell’establishment politico nel quale ormai la fiducia nei confronti di Trump e’ irreparabilmente incrinata. il nuovo Congresso a maggioranza democratica si insedierà e comincerà ad esercitare i suoi poteri soprattutto sul bilancio, ivi incluse le spese militari. E attiverà le due funzioni che esercita ininterrottamente dal 1821,da quando la Corte Suprema le ha legittimate. La prima funzione consiste nella verifica di come il governo applica le leggi soprattutto di spesa e come spende le risorse in bilancio. In questo filone rientrano le commissioni di inchiesta su casi di corruzione istituzionale. La seconda funzione del Congresso che ha già riguardato Trump nel suo primo mandato, è quella di indagine, anche direttamente sul Presidente.Il che puo’ portare ad una legge di impeachment come già accaduto nel 2019-2020 per la richiesta allora fatta da Trump a Zelensky,di aprire una indagine giudiziaria in Ucraina a carico del figlio di Joe Biden promettendo in cambio l’immediata fornitura di missili Javelin all’Ucraina.
Un nuovo impeachment l’anno prossimo,ossia una legge di rimozione del Presidente,potrebbe essere approvata dalla Camera a maggioranza semplice. Ma è impossibile che venga poi ratificata dal Senato,ove occorre una maggioranza di due terzi dei presenti. Ma veniamo alla seconda domanda che circola nei Paesi amici dell’America come in Cina, Russia, Iran e Corea del Nord, ossia l’asse degli avversari dell’assetto internazionale creato dagli americani dopo la Guerra. La domanda riguarda i cambiamenti che la sconfitta dei repubblicani alle elezioni puo’ provocare nella politica estera e di sicurezza americana. Il primo effetto è che il nuovo Congresso difficilmente approverà le richieste avanzate dal Secretary of War, Pete Hegseth, di incrementare il bilancio del Pentagono per l’anno fiscale 2027-2028 del 50 per cento, portandolo a 1,5 trilioni di dollari. Ed è altrettanto improbabile che il Congresso approvi la richiesta aggiuntiva di oltre 47 miliardi di dollari, extra bilancio, per finanziare la guerra contro Iran.
Ma se anche lo facesse non lascerebbe certo mano libera all’inviso Hegseth perche’ spenda a piacimento quella rispettabile cifra nel prosieguo dell guerra. Questo complicherà le opzioni e le scelte di Trump, obbligandolo a definire un arco temporale nell’impegno militare americano nel Golfo,con obbiettivi realistici, verificabili dal Congresso. In ultima analisi,l’America sarà più debole nella sfida con l’Iran che gioca sulla resilienza propria e dell’avversario. E questa prospettiva aiuta a spiegare perche’ non soltanto Teheran non si siede al tavolo negoziale ma addirittura accelera la spirale dell’escalation minacciando in caso di un nuovo attacco americano, di allargare ulteriormente il teatro regionale delle ostilità e la distruzione dei cavi sottomarini per la trasmissione dati. E il rapporto di Trump con il dittatore della Federazione Russa? Ad eccezione del controllo del potere di spesa ,il Congresso puo’ fare relativamente poco per limitare i poteri del Presidente in politica estera.
E tuttavia nel negoziato permanente che l’Amministrazione dovra’avere con il nuovo Congresso in materia di finanziamento delle attività di Governo,l’ ostilità nei confronti di Vladimir Putin, dell’establishment politico e del Deep State americani difficilmente consentirà a Trump di continuare l’entente cordiale che sta costruendo con Mosca alle spalle dell’Ucraina e dell’Europa. Per esempio, il Congresso vorrà influenzare le decisioni che riguardano le riduzioni programmate di truppe americane schierate in Europa nel quadro dell’Alleanza Atlantica e vorrà interferire sulle decisioni della Casa Bianca in materia di aiuti all’Ucraina. Infine, la Cina. Per la prima volta nella storia, alla fine di quest’anno i Presidenti di Stati Uniti e Cina si saranno incontrati ben 4 volte in 12 mesi. Non era mai accaduto. Due incontri ci sono già stati. Il prossimo avrà luogo a Shenzen il 17-18 novembre e l’ultimo a Miami il 14-15 dicembre. Trump ha scommesso molto capitale politico nella sua relazione personale con XiJinPing e non si lascerà imbrigliare facilmente.
Tuttavia, è molto probabile che il Congresso renderà più difficile l’esportazione di tecnologie e microprocessori verso la Cina e che pretendera’ un piu’ rigoroso regime tariffario sull’import cinese. Il che potrebbe innescare una rappresaglia di Pechino. Il Financial Times sostiene che dopo le elezioni , piu’ che una “lame duck” (un’anatra zoppa) Trump diventerà una “angry duck” (un’anatra arrabbiata). E la politica estera potrebbe essere il campo di battaglia preferito per scaricare il suo risentimento di sconfitto, magari non piu’ imponendo accordi penalizzanti all’Ucraina che gli fruttino un premio Nobel ma dando il via ad interventi militari sbandierabili come vittorie per le televisioni. Sapremo molto presto se questo comportera’ una nuova ondata di bombardamenti contro l’Iran. Molto probabilmente, sì e tra pochi giorni o al massimo qualche settimana. Verso i vertici del governo iraniano, Trump nutre un profondo rancore personale.
Rimprovera loro non certo le violenze contro i dissidenti e non tanto le minacce contro Israele e le Monarchie sunnite quanto il fatto di aver snobbato le sue personali avances per un incontro al massimo livello. Nei giorni scorsi, si è finalmente accertata la ragione per cui Trump ha abbandonato il G7 di Alberta nel giugno 2025, prima che esso si concludesse. Il Presidente americano aveva chiesto a Pezeskhian,il Presidente iraniano, di incontrarsi a Washington. Ed era rientrato per questo. Ma non ha ricevuto nessuna risposta da Teheran,neanche di cortesia diplomatica. La terza domanda di fondo e’ se la probabile sconfitta nelle mid-term voglia dire che l’era Trump si sta chiudendo. La risposta non puo’ che essere incerta perche’ il deterioramento della presa di Trump sul Partito Repubblicano sara’ piuttosto graduale con vista alle presidenziali del 2028. Per misurare il polso al trumpismo, servirà osservare al microscopio l’atteggiamento di due uomini politici: J.D Vance,il Vice Presidente, e Marco Rubio,il Segretario di Stato.
Entrambi ambiscono alla successione di Trump e sono in concorrenza nel cercare l’endorsement del Presidente. Se cominciassimo a vedere delle marcate differenze di tono o di sostanza tra la retorica di Trump e la loro vorrebbe dire che la prossimità politica a Trump sta veramente diventando tossica per tutti. E solo allora potremo cominciare a discutere del dopo Trump sia esso repubblicano o, più probabilmente, democratico. Per la verità ci sarebbe anche una quarta domanda di natura economica e finanziaria e sarà Wall Street a rispondere. Il nuovo Congresso frenerà’ la traiettoria di crescita incontrollata del debito pubblico americano? Ha ormai superato il 100% del PIL,con uno stock di debito di oltre 40 trilioni ed un deficit annuale che naviga sopra il 6% del PIL,il terzo più alto della storia degli Stati Uniti. Subito dopo le mid-term, di fatto inizierà la campagna per le presidenziali del 2028 e non ci sono segnali che i politici americani intendano porre la questione del debito in agenda.
Potrebbe essere Wall Street a imporre un po ‘di buon senso nelle politiche fiscali, abbattendo gli sconti di imposta per ricchi che Trump ha fatto approvare, invero senza difficoltà, con il Big Beautiful Bill. Da solo sta costando 1 trilione di dollari alle casse del Treasury.
* Ambasciatore A. R., ex Ambasciatore a Tokyo ed ex Direttore della Fondazione Italia Cina
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(ITALPRESS).